MILLEUNA EMERGENZA. Travolti dall’incapacità di decidere e di programmare

Il Paese crolla, smotta, frana, annega, esonda, straripa ma più di tutti: soffoca. Soffoca sommerso dalle parole. Insopportabili. Dissesto idrogeologico, evento estremo, fenomeno di portata eccezionale, calamità naturale. Parole che esprimono un’ineluttabilità delle circostanze, tanto da far apparire quasi impossibile il rimedio. Seguono – rapide – le dichiarazioni, i proclami, le promesse mancate. Ma “dissesto idrogeologico” non è una locuzione come le altre: non si parla di un fenomeno naturale improvviso amplificato dai cambiamenti climatici, non si parla di qualcosa di eccezionale ed imprevedibile, si parla della principale conseguenza del dissennato quanto sistematico intervento antropico sul territorio. Non siamo di fronte ad un fatto inevitabile, ma alla corrotta e colpevole condotta perpetuata nel tempo dagli amministratori locali. Quelli che hanno chiuso un occhio di fronte all’abusivismo, che hanno fatto cassa e favori elargendo condoni e sanatorie edilizie, che hanno consentito – con apparente distrazione – la cementificazione insensata del territorio, con un consumo del suolo costante a spese della superficie naturale1.

A poche ore dall’ennesima “emergenza” (o negligenza?), dall’ennesimo crollo – quello del viadotto Madonna del Monte sull’autostrada A6, che ha dolorosamente riportato alla mente ed agli occhi il tragico collasso del ponte Morandi a Genova di poco più di un anno fa – un impeccabile damerino, l’ineccepibile premier “Giuseppi”, serio, accigliato, è del tutto pronto a dichiarare. Frasi ben formulate, addirittura credibili. Con già per le mani altre “strepitose” emergenze da affrontare: Venezia sommersa, lo scandalo del M.O.S.E., le alluvioni in Piemonte, gli allagamenti e le frane in Liguria, il tavolo con i Mittal, il naufragio della trattativa d’acquisto di Alitalia, le velenose polemiche sulle nuove regole del M.E.S. e la mancanza di accordo sulla legge di bilancio. Chi vorrebbe mettersi al suo posto? E allora via: ci vogliono parole nuove, nuove strategie di rassicurazione. E così, come piovute da un sussidiario delle scuole elementari, eccole arrivare2: il Piano Proteggi Italia, che “mira a contrastare il dissesto idrogeologico ed a mettere in sicurezza il territorio in modo organico, sistematico, perché bisogna agire anche in prevenzione”, ma – attenzione – nonostante il piano sia stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 aprile di quest’anno, “non possiamo ovviamente darlo per acquisito una volta per tutte” perché ora sono cambiate le forze di maggioranza e bisognerà “esporre il piano all’apporto migliorativo dei nuovi ministri” (quando vedrà la luce effettiva?); Strategia Italia “una cabina di regia volta a monitorare gli investimenti strutturali anche per il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio”; il Comitatone [sic!] per Venezia, che impegna il Governo ad investire 320 milioni di euro per il completamento del M.O.S.E. con “garanzia” di consegna per la fine del 2021, quale epilogo di sprechi, traversie, processi, ammaloramenti già in atto e collaudi falliti (per tacere della presunta inefficienza dell’opera e dei costi manutentivi previsti). Ma, non meno importante, c’è l’inedito concetto di “Sistema Italia”, niente affatto chiaro, ma molto evocativo (chissà chi è l’esperto di comunicazione che fa da consulente al premier) che il buon Conte non perde occasione di citare e che non sembra altro se non un’associazione di due parole utili a farci stare più sereni, perché ci fanno sentire un po’ tutti nella stessa barca: sì, ma stretti nell’abbraccio letale di un Paese incapace di programmare e progettare.

Ma chi paga per le parole? Chi paga per i piani che mirano a contrastare ma non contrastano, per le strategie volte a monitorare ma che non monitorano? Il conto lo paghiamo noi, in termini di vittime, di danni al territorio ed alle infrastrutture, di fondi da stanziare per le annose, corrotte, inconcludenti ricostruzioni. Solo negli ultimi 6 anni, le 87 emergenze dovute ad alluvioni, frane e siccità ci sono costate circa 9,4 miliardi di euro; si calcola che facendo prevenzione avremmo speso circa sette volte di meno3. Quando si tratta di emergenza è pur vero però che i soldi – che per la prevenzione mancano – non si sa per quale motivo si trovano sempre. C’è anche il fondo di solidarietà europeo a cui attingere (FSUE) e l’Italia, per affrontare le proprie emergenze, ha beneficiato della metà delle risorse finora erogate dalla sua istituzione nel 20024 (oltre 2,5 mld di euro sui 5,24 mld erogati).

Perché in emergenza c’è chi paga, ma c’è anche chi si sfrega le mani. È nitido il ricordo della sconcertante intercettazione della telefonata tra i due imprenditori, Gagliardi e Piscicelli, all’indomani del disastroso e tragico terremoto dell’Aquila, in cui il primo dice – con un certo malcelato godimento – “Qui bisogna partire in quarta subito, mica c’è un terremoto al giorno!” e l’altro ridendo ribatte “Io ridevo stamattina alle tre e mezza dentro al letto!” e Gagliardi di nuovo “Anch’io!”. L’emergenza diventa allora un’occasione di sinistro profitto, dove faccendieri e politici intenzionalmente avviano imprese che non solo non si concludono, ma non devono concludersi per massimizzare il vantaggio di chi specula sul dramma.

Per la programmazione di interventi strutturati che prevengano tragedie e rischi per i beni artistici e culturali e per la popolazione, che tutelino e preservino il territorio ed il paesaggio, i fondi sono invece costantemente all’osso, del tutto insufficienti a soddisfare le necessità, ma soprattutto non vengono neppure spesi. La Corte dei Conti ha messo recentemente in evidenza, con un’indagine condotta dai propri magistrati contabili, che dei 100 milioni di euro stanziati per il 2016-2018 (piano “Italia Sicura” governo Gentiloni) per far fronte al dissesto idrogeologico – già esigui rispetto alle richieste formulate dalle Regioni – sono stati erogati solo il 19,9%5. Ciò testimonia l’inadeguatezza delle procedure, la debolezza e l’incapacità tecnica e di progettazione delle strutture che devono attuare gli interventi e l’assenza di controlli e monitoraggi, scrive la Corte. La responsabilità sarebbe da ricercare nell’approccio puramente emergenziale, nelle continue riforme della governance – che rendono le procedure lente e vischiose – e nell’affidamento commissariale della gestione delle misure di contrasto al dissesto idrogeologico, che dovrebbero invece rientrare nelle attività ordinarie delle amministrazioni locali.

Dunque, tra il piano Italia Sicura di Renzi, poi portato avanti dal Governo Gentiloni, ed il piano Proteggi Italia partito con il Governo Lega-M5S e proseguito con l’attuale Governo Conte bis, bisognerà probabilmente aguzzare la vista per scorgere le sette piccole differenze, visti i vizi strutturali nel condurre le operazioni e le difficoltà dell’esecutivo nel trovare coesione.

Eppure le analisi che mappano, quantificano, denunciano le fragilità e criticità del territorio sono condotte annualmente dall’ISPRA6 ed anch’esse hanno un costo. Le segnalazioni però – come in altre tragiche circostanze (vedi il report di SPEA del 2014 che dichiarava il rischio di crollo del Ponte Morandi, ignorato da Atlantia) – non vengono prese in considerazione con la dovuta attenzione e più di tutti non producono le conseguenti iniziative di intervento. Solo nel corso della XVIII legislatura, inoltre, sono stati presentati ben 15 Disegni di Legge che riguardano il consumo del suolo ed il dissesto idrogeologico, che giacciono tra Camera e Senato in corso di discussione per vedere chissà quando la loro approvazione e poi applicazione. I finanziamenti ci sono, esigui d’accordo, ma non vengono utilizzati se non in piccola parte. E allora cosa manca?

Mancano responsabilità, capacità e tempestività nel decidere e interesse a perseguire obiettivi concreti.

 

 

Note

  1. https://www.snpambiente.it/2019/09/17/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2019/
  2. Dalla conferenza stampa del Presidente del Consiglio, con i Ministri De Micheli e Costa e con il Capo del Dipartimento della Protezione civile Borrelli, seguita alla riunione a Palazzo Chigi del 26 novembre scorso sull’emergenza maltempo
  3. Link Rete Clima: https://www.reteclima.it/eventi-meteo-estremi-in-italia-un-costo-di-94-miliardi-di-euro-negli-ultimi-6-anni/ ; Link Sole 24 Ore: https://www.ilsole24ore.com/art/il-paese-87-emergenze-clima-non-fa-prevenzione-ACWDljf
  4. https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/04/15/39135/
  5. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/24/dissesto-idrogeologico-corte-conti-speso-solo-il-19-dei-fondi-le-cause-procedure-vischiose-ritardi-nei-progetti-e-pochi-controlli/5576291/
  6. https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2018/07/Rapporto_Dissesto_Idrogeologico_ISPRA_287_2018_Web.pdf

 

Caspar David Friedrich, Das Eismeer, 1823 (Hamburger Kunsthalle)

 



Categorie:Politica e Società

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