“NUN ME STA BENE CHE NO!” Contro la delegittimazione di una generazione che alza la testa

Il buon Cacciari, il filosofo, che fa spettacolo in TV con la volgarità e la voce alta e sprezzante – al modo di uno Sgarbi anch’egli, si intende, storico dell’arte: qui si parla di ‘uomini di cultura’ – ha sentito il dovere di delegittimare la protesta giovanile sul clima dalle pagine del Corriere della Sera. Perché anche questo fa notizia, un bel controtendenza che spiazza. Soprattutto se le parole hanno quel sapore denigratorio, calato dall’alto, da chi ritiene di sapere e di poter parlare.

E così Greta Thunberg – la ragazza che ha mosso il mondo intorno ad un tema ormai cogente – diventa una ragazzina che farebbe meglio a stare sui banchi di scuola ad ascoltare scienziati pontificare sul clima, invece di manifestare la propria preoccupazione ed il proprio dissenso con le modalità che la sua giovane età le suggerisce. E con lei anche tutti gli altri ragazzi che hanno affollato le piazze del planisfero, starebbero meglio dietro i banchi ad ascoltare invece di parlare. A coltivare la rabbia verso un mondo che li ha relegati al margine e gli impedisce, per come è ormai concepito, di manifestare il dissenso tanto più in modo strutturato, coordinato e organizzato. Perché chi pensa fa paura.

Anche Simone di Torre Maura, che ad aprile ha sentito l’esigenza di dire la sua, da solo, al centro di una manifestazione squadrista di Casa Pound – che cavalcava il disagio di una periferia di Roma abbandonata al degrado – si è sentito dire cose simili. Lui non era d’accordo che venissero additati settanta Rom come responsabili della mancanza d’attenzione e di risorse per il suo quartiere, non era d’accordo sul fatto di prendersela sempre con le minoranze, di stabilire una priorità di razza per gli Italiani. Gli è stato obiettato che avendo 15 anni non aveva vissuto abbastanza per esprimere un’opinione, sicuramente parlava perché manipolato da una forza politica avversaria che lo aveva spinto a presentarsi ed a manifestare quelle idee. Gli è stato detto “tu adesso stai vivendo tutta una tua vita di fantasia, c’hai 15 anni vai appresso alle canzoni, ai rapper che te dicono viva la pace, tutto bello, viva la droga, viva lo sballo… “. “Ma lo stai a sentì sto discorso sugli stereotipi che stai a fà” gli ha risposto lui risentito “i rapper, la droga…!”. E quando lo hanno incalzato dicendo “sei uno su 100!”, lui ha risposto splendidamente: “sì sono 1 su 100, ma almeno io penso!”.

Sì, pensano, i ragazzi pensano e si formano un’opinione, ad ogni età. Non banalizziamo, non consideriamoli sempre troppo piccoli, sosteniamo le loro idee, ascoltiamo la loro voce e ne rimarremo sorpresi. Le giovani generazioni vogliono rimettersi al centro, vogliono contare. La protesta non ha il compito di “affrontare i problemi”, di fornire soluzioni – come sembra credere Cacciari – ma quello di esercitare pressione affinché le soluzioni vengano applicate dalla politica. Adesso.

Cacciari nel caso di Greta Thunberg ha parlato di ideologia “sentimental-patetica”, addirittura di “ideologia dell’incompetenza”, così l’ha definita, ed in un paese con l’incompetenza al governo mi viene da dire che suona a dir poco ridicolo!

Al “Friday for future” del 27 settembre, a Roma, c’ero anch’io, accanto a mia figlia di 9 anni e accanto ai ragazzi. Perché la loro protesta è anche la nostra. L’unica differenza è che i ragazzi a 15 anni non sono ancora disillusi, la loro giovane età consente loro di scommettere ancora sulla possibilità di cambiare le cose; ed il nostro compito è quello di sostenerli. Nutrendoci di ciò che negli adulti spesso latita: la vis pugnandi!

Caro Cacciari quindi, per dirla con te, se la cultura e la politica di sinistra la facciamo alla Cacciari: siamo fritti!



Categorie:Politica e Società

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